22Dic
By: Amministratore Acceso: dicembre 22, 2017 In: Blog Comments: 0
Dopo giorni e notti di lavoro, è stato approvato in Commissione Bilancio alla Camera l’emendamento alla legge di bilancio dello Stato a mia prima firma, sottoscritto e sostenuto trasversalmente dalle colleghe delle altre forze politiche, per favorire l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza e dare così loro l’opportunità di ricostruirsi un’autonomia, aiutandole ad uscire dal dramma. Un lavoro di squadra, cominciato con la rete antiviolenza del territorio lecchese, che oggi porta a questa bella soddisfazione.
Dal 1 gennaio 2018 infatti alle cooperative sociali che nel 2018 assumeranno a tempo indeterminato donne vittime di violenza di genere potrà essere riconosciuto un contributo finalizzato a sgravi sulle aliquote per l’assicurazione obbligatoria previdenziale e assistenziale per un periodo massimo di 36 mesi. Per questa misura è stato stanziato un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020.
Questo risultato rappresenta un punto di partenza importante e certo l’impegno su questo fronte non finisce qui, perché tanto resta da fare.
Ecco il testo approvato che si trova al comma 120-quater della legge di bilancio dello stato 2018:
Alle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, decorrenti dal 1° gennaio 2018 con riferimento a contratti stipulati non oltre il 31 dicembre 2018, delle donne vittime di violenza di genere, debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio, di cui all’articolo 5-bis del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, si applica, per un periodo massimo di trentasei mesi un contributo entro il limite di spesa di un milione di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 a titolo di sgravio delle aliquote per l’assicurazione obbligatoria previdenziale e assistenziale dovute relativamente ai suddetti lavoratori e alle suddette lavoratrici assunti. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’interno, sono stabiliti i criteri di assegnazione e di ripartizione delle risorse di cui al periodo precedente.
Inoltre, sempre attraverso un emendamento del Partito Democratico, nella legge di bilancio è stato inserito anche questo provvedimento relativo alle vittime di molestie nei luoghi di lavoro. Un altro importante strumento perché le non siano lasciate sole.

Ecco il testo che trovate al comma 120-bis della legge di bilancio 2018 


All’articolo 26 del codice di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 3, primo periodo, le parole: « commi 1 e 2 » sono sostituite dalle seguenti: « commi 1, 2 e 2-bis »; b) dopo il comma 3 sono aggiunti i seguenti: « 3-bis. La lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere in violazione dei divieti di cui al presente capo non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, determinati dalla denuncia stessa. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto denunciante è nullo. Sono altresì nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell’articolo 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del denunciante. Le tutele di cui al presente comma non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l’infondatezza della denuncia. 3-ter. I datori di lavoro sono tenuti, ai sensi dell’articolo 2087 del codice civile, ad assicurare condizioni di lavoro tali da garantire l’integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, anche concordando con le organizzazioni sindacali dei lavoratori le iniziative, di natura informativa e formativa, più opportune al fine di prevenire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Le imprese, i sindacati, i datori di lavoro e i lavoratori e le lavoratrici si impegnano ad assicurare il mantenimento nei luoghi di lavoro di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali, basate su princìpi di eguaglianza e di reciproca correttezza».

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